Milano, 24 settembre 2025 – Quel che resta il giorno dopo il corteo concluso con l’assalto alla stazione Centrale è un ammasso di impronte, mani simboliche lasciate con la vernice rossa sulle vetrine delle banche e dei palazzi di fronte, insieme agli slogan anti capitalismo scritti sui muri con le bombolette spray.
Una scia ideale che da via Vittor Pisani arriva alla Galleria delle Carrozze in piazza Duca d’Aosta, anticamera della stazione, dove lo sguardo è catturato dai portoni rimasti senza vetri. C’è del nastro adesivo appiccicato sulle strutture, per segnalare “l’ostacolo“.
La paura degli esercenti
Guardandoli, la mente passa in rassegna le scene di guerriglia urbana del giorno prima. Come in un flashback compaiono gli assalitori che hanno mandato in frantumi in un amen tutti gli ingressi. Ma il giorno dopo tutto sembra tornato come prima, non fosse per le porte orfane dei vetri. Con i viaggiatori e i passanti che camminano veloci, chi con i trolley al seguito e chi no. Ma le scene non si dimenticano facilmente.
"Io per fortuna sono arrivato in ritardo. La guerriglia era già in corso, era tutto bloccato e non potevo nemmeno entrare per raggiungere il mio posto di lavoro", dice un giovane al bancone, in una delle attività commerciali al piano terra, ospitate dentro strutture trasparenti.











