di
Giuliana Ubbiali
Rosario La Bella, militare dell'Esercito, era accusato di tentato omicidio. Il pm aveva chiesto la condanna a 10 anni di carcere (dove è detenuto da oltre un anno). I giudici hanno deciso con la formula dubitativa
«Da un lato abbiamo un ipotetico delinquente e dall’altro conclamati spacciatori che hanno invaso questo territorio». Con la premessa di «non essere razzista», le sferzate dell’avvocato Bruno Ganino, con il collega Francesco Meddis, hanno insistito sulla non credibilità della persona offesa. Difendono Rosario La Bella, caporal maggiore dell’esercito, di 43 anni, processato per il tentato omicidio di un 27enne marocchino e, mercoledì 24 settembre, assolto con la vecchia formula dell’insufficienza di prove. Fu un agguato, a Cividate al Piano il 27 marzo 2024, dopo un appuntamento per comprare droga in cui partirono 12 colpi di pistola calibro 7.65 («e uno di un fucile», ha insistito la difesa sostenendo che spararono più persone).
Bisognerà leggere le motivazioni per capire il ragionamento del collegio della presidente Patrizia Ingrascì (a latere Laura Garufi e Davide Pozzi), ma probabilmente non ha retto l’elemento centrale sostenuto dalla pm Laura Cocucci, che aveva chiesto la condanna a 10 anni di carcere: nell’incidente probatorio, il 27enne «riconobbe l’imputato con assoluta certezza». Con l’assoluzione, La Bella va scarcerato ma fino a ieri sera 24 settembre era ancora a San Vittore, dove entrò dal 4 agosto 2024, per un intoppo sulla trasmissione degli atti. Alla lettura della sentenza, la moglie è scoppiata a piangere. Un’assoluzione è un’assoluzione, ma qualche nodo rimane di questa vicenda.






