Non uno, ma ben 4 cittadini liguri, tutti colpiti da patologie degenerative, hanno chiesto alle rispettive Asl di accedere al suicidio assistito. Attendono l’esito delle valutazioni affidate al Comitato Etico regionale. Si aggiungono al 79enne che lunedì scorso è andato a morire in Svizzera. Pure lui da tempo affetto da malattia neurodegenerativa irreversibile: aveva chiesto il fine vita alla sua Asl di appartenenza, che però lo aveva negato, tanto che alla fine “ha scelto” di essere accompagnato in Svizzera da Roberta Pelletta e Cinzia Fornero, due volontarie di “Soccorso Civile”, l’associazione che fornisce assistenza alle persone che hanno deciso di porre fine alle proprie sofferenze all’estero, e di cui è presidente e rappresentante legale Marco Cappato.
Stando a quanto trapela da fonti sanitarie (la notizia, come ovvio che sia, è molto riservata, considerata la delicatezza del caso) il 79enne che ha avuto il suicidio assistito in Svizzera, da tempo comunicava tramite gesti o con un tablet, dipendente da assistenza quotidiana continua. Non basta. A causa di tromboembolia polmonare era in terapia e con insufficienza respiratoria, attaccato all’ossigenoterapia durante il sonno. «Nonostante tutto questo - si legge nella nota di Soccorso Civile -, secondo il servizio sanitario della Regione Liguria, l’anziano non dipendeva da alcun trattamento di sostegno vitale, uno dei requisiti poter accedere legalmente alla morte volontaria assistita in Italia, sulla base della sentenza “Cappato-Antoniani” 242/2019 della Corte Costituzionale che l’ha resa legale».









