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È stata discussa questa mattina, davanti ai giudici della Corte d’Assise d’Appello di Milano, la perizia psichiatrica che ha confermato la piena capacità di intendere e volere di Alessia Pifferi, la donna che lasciò morire di stenti la figlioletta di 18 mesi, dopo averla abbandonata per sei giorni in un appartamento a Ponte Lambro, alla periferia del capoluogo lombardo. I consulenti della procura - lo psichiatra Giacomo Francesco Filippini, la professoressa di Neuropsicologia e scienze cognitive dell’Università Bicocca Nadia Bolognini e lo specialista in Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza Stefano Benzon - sono stati convocati in aula per spiegare l’esito della loro consulenza.

Il processo a colpi di perizie psichiatriche

A maggio del 2024, al termine del processo di primo grado, Pifferi è stata condannata all’ergastolo per omicidio aggravato. Determinante era stata la perizia psichiatrica, che aveva evidenziato la piena capacità di intendere e volere al momento del fatto. Circostanza che, invece, avevano escluso i consulenti della difesa, sostenendo che l’imputata fosse affetta da un disturbo cognitivo. A febbraio del 2025, durante il processo di secondo grado, i giudici della Corte d’Assise d’Appello di Milano, accogliendo l’istanza presentata dal legale della donna, l’avvocato Alessia Pontenani, hanno disposto un nuovo accertamento psichiatrico. Le conclusioni della perizia, depositate lo scorso agosto, hanno confermato l’esito della consulenza firmata dallo psichiatra Elvezio Pirfo durante il processo di primo grado.