Ci mancava Roberto Saviano. All’indomani dello sciopero generale pro Gaza che ha bloccato mezza Italia e ha portato al ferimento di decine di poliziotti negli scontri con i manifestanti, ecco che lo scrittore, idolo dei progressisti, si lancia in una intemerata contro la destra. Manco a dirlo. Perché Saviano, ospite del programma Il cavallo e la torre di Marco Damilano su Rai3, non riesce a trattenersi. E benché si parli di Mattarella e dell’omicidio di giancarlo Siani, il giornalista ucciso nel 1985 dalla camorra, Saviano, pungolato da Damilano, lo dice chiaro e tondo: «La mano che ha ucciso Kirk è stata armata dai Maga». Capito? Un estremista di sinistra, con tanto di solgan incisi sulle pallottole, uccide un attivista conservatore (Charlie Kirk appunto), e la colpa di chi è? Ovviamente di Trumpe e del suo movimento, Make America Great Again (Maga) e, a cascata, di tutte le destre mondiali.
Che hanno alimentato l’intolleranza verso il diverso, lo straniero ovvero i migranti, ça va sans dire. Così, dietro l’imbeccata di Damilano, che gli ha ricordato l’espressione usata dalla premier Giorgia Meloni sul «business dell’odio», Saviano ha rivendicato quanto aveva scritto al momento dell’omicidio. «È stato un atto violento, barbaro» ha premesso, «ma io ho tenuto a sottolineare con le parole che volevo andare oltre l’omicidio di Kirk. L’attivista viene ucciso mentre sta discutendo, lo spazio della parola che è sì violenta, ma può sempre essere smentita. E invece l’omicidio ha abbattuto tutto questo, è stato un orrore. È stato un atto che ha ucciso la democrazia, e aha permesso a Trump di fare quello che fa: ovvero fermare l’opposizione politica, consdiderando chi critica il suo operato un nemico. Quell’atto risulterà per Trump esattamente come l’incendio del Reichstag fu per Hitler» ha detto Saviano. «Certo, i giornali di destra hanno tagliato quello che ho detto, riportando soltanto la frase, estrapolata dal contesto, “non tutte le vite vanno rispettate”».







