Emmanuel Macron ha mantenuto la sua promessa. Il 22 settembre il presidente francese ha dichiarato che Parigi riconosce ufficialmente lo stato di Palestina. L'annuncio è avvenuto durante la conferenza Onu per la Soluzione a due stati, un incontro co-organizzato da Francia e Arabia Saudita a New York, al quale anche Belgio, Lussemburgo, Malta, Monaco e Andorra si sono uniti, formalizzando a loro volta il riconoscimento della Palestina e aggiungendosi a Regno Unito, Canada, Australia e Portogallo che avevano già formalizzato la decisione domenica 21 settembre.La conferenza prosegue i lavori iniziati tra il 28 e il 30 luglio 2025, che avevano portato alla redazione della Dichiarazione di New York, approvata il 12 settembre, la quale aveva visto per la prima volta la Lega Araba chiedere il disarmo di Hamas e i paesi europei proporre una roadmap per la creazione di uno Stato palestinese indipendente. Il summit di ieri si è svolto nella sala dell'Assemblea generale e ha coinciso con l'apertura della settimana di alto livello dell'ottantesima Assemblea Generale dell'Onu, il tradizionale appuntamento annuale che riunisce i leader mondiali a New York.L'intervento di MacronIl presidente francese ha iniziato il suo intervento rivolgendosi ai leader palestinesi e chiedendo il rilascio degli ostaggi israeliani, per poi rivolgersi anche a Israele sollecitando un cessate il fuoco a Gaza. Macron ha definito l’attacco del 7 ottobre “una ferita aperta per gli israeliani” e per “la nostra coscienza universale”, ribadendo la condanna di Parigi nei confronti di Hamas, ma sottolineando che “interrompere il ciclo della violenza passa attraverso il riconoscimento dell’altro”.Da qui la dichiarazione ufficiale: “Il momento è arrivato. Ecco perché, fedele all’impegno storico del mio paese verso il Medio Oriente e la pace tra Israele e i palestinesi, dichiaro che oggi la Francia riconosce lo stato di Palestina”.Macron ha poi presentato il piano francese per la creazione di una “Autorità palestinese rinnovata”, elaborato nei mesi precedenti insieme all’Arabia Saudita. Il progetto prevede una Forza di stabilizzazione internazionale (Fsi) che accompagni l’Autorità Palestinese nella gestione di Gaza attraverso tre fasi: una fase di emergenza con cessate il fuoco, rilascio degli ostaggi e ripristino dei corridoi umanitari; una seconda fase dedicata alla governance, alla sicurezza e alla ricostruzione di Gaza; e una terza fase orientata alla prospettiva dei due stati. Il presidente francese ha precisato che l’apertura di un’ambasciata francese in Palestina sarà rinviata fino al rilascio degli ostaggi, come già comunicato nei colloqui preparatori con i leader europei.Le altre dichiarazioni del summit, da Abbas a SánchezNel suo intervento, il primo ministro belga Bart De Wever ha precisato che il riconoscimento del Belgio "avrà valore legale soltanto dopo il rilascio di tutti gli ostaggi e quando Hamas non sarà più al potere a Gaza", aggiungendo che l'apertura di relazioni diplomatiche avverrà "solo dopo il disarmo di Hamas, le elezioni presidenziali e parlamentari palestinesi e la formazione di un nuovo governo". Il primo ministro lussemburghese Luc Frieden, il primo ministro maltese Robert Abela, il principe Alberto II di Monaco e la ministra degli esteri di Andorra Imma Tor Faus hanno fatto annunci simili.Il presidente dell'Autorità palestinese Mahmoud Abbas ha partecipato in videoconferenza dalla sede dell'Autorità Palestinese a Ramallah, formato reso necessario dopo che l'amministrazione del presidente americano Donald Trump gli ha negato il visto per recarsi a New York. Il segretario generale delle Nazioni Unite António Guterres ha definito "deludente" la decisione americana durante il suo intervento, affermando che "la statualità per i palestinesi è un diritto, non una ricompensa". Abbas ha confermato dal collegamento video tutti gli impegni presi nella lettera inviata a giugno a Macron e al principe ereditario saudita Mohammed bin Salman, documento che aveva sbloccato la preparazione della conferenza. Gli impegni includono "il disarmo di Hamas, l'esclusione del gruppo terrorista dalla governance futura, la lotta contro l'incitamento all'odio e l'attuazione di una riforma della governance palestinese". Il leader palestinese, al potere dal 2005, ha ribadito la sua condanna dell'attacco del 7 ottobre e ha chiesto "il rilascio di tutti gli ostaggi rimasti".Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, uno dei leader europei più critici verso la guerra israeliana a Gaza, ha utilizzato il suo intervento per lanciare un appello all'Assemblea, dichiarando che "questa conferenza rappresenta una tappa fondamentale ma non è il traguardo finale, è solo l'inizio" e che "lo stato di Palestina deve diventare membro" a pieno titolo delle Nazioni Unite. Il primo ministro canadese Mark Carney ha sostenuto che il riconoscimento è necessario perché “la prospettiva di una soluzione a due stati si sta allontanando sotto i nostri occhi”.Infine, il ministro degli esteri saudita, principe Faisal bin Farhan Al Saud, coorganizzatore dell'evento insieme a Macron, ha ringraziato il presidente francese e Guterres per gli sforzi verso una soluzione a due stati ma ha denunciato che "le autorità di occupazione israeliane proseguono la loro aggressione e i loro crimini brutali" contro i palestinesi a Gaza. Il principe saudita ha aggiunto che "queste azioni dimostrano l'insistenza di Israele nel continuare pratiche aggressive che minacciano la pace e la stabilità regionale e internazionale", riferendosi anche al "più recente attacco al Qatar".La reazione di Stati Uniti e IsraelePiù di 140 paesi hanno partecipato alla conferenza, risultato della cooperazione diplomatica franco-saudita, sebbene Stati Uniti e Israele abbiano scelto di non essere presenti in segno di protesta. L'ambasciatore israeliano all'Onu Danny Danon ha dichiarato ai giornalisti che "Dopo il 7 ottobre eravate dalla parte di Israele, oggi vi state allontanando, state abbandonando gli ostaggi", ripetendo le critiche espresse dal governo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu fin dall'annuncio dell'iniziativa francese.Il Segretario di Stato americano Marco Rubio ha criticato i governi occidentali per il riconoscimento della Palestina, sostenendo che la mossa rafforzerà Hamas e renderà più difficile porre fine alla guerra. La portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt ha affermato che il presidente Trump considera il riconoscimento "un premio per Hamas" e che queste decisioni sono "solo parole e non abbastanza azione" da parte degli alleati. L'amministrazione Trump aveva tentato senza successo di dissuadere gli alleati dal procedere con i riconoscimenti, sostenendo che uno Stato può nascere solo attraverso negoziati diretti tra le parti. Gli Stati Uniti hanno anche imposto restrizioni di movimento alla delegazione iraniana presente all'Assemblea generale, limitandola alle aree strettamente necessarie per transitare da e verso il quartier generale dell'Onu e vietando l'accesso a negozi all'ingrosso e beni di lusso.