Oltre che in ambito militare, Cina e Stati Uniti si stanno giocando la leadership tecnologica mondiale nello spazio. Entrambe vogliono arrivare prime alla Luna, una corsa dall’esito tutt’altro che scontato. Il 3 settembre, durante una audizione davanti al Senato l’ex Amministratore della Nasa Jim Bridenstine, in carica durante il primo mandato di Trump, ha dichiarato che è altamente improbabile che la Nasa arrivi sulla Luna prima della Cina a causa della complessità della missione Artemis che coinvolge SpaceX con Starship, una scelta fatta dopo che lui aveva lasciato la guida dell’agenzia. Altri esperti hanno fatto eco alle sue perplessità sottolineando le difficoltà americane. In effetti, l’allunaggio della Nasa dipende da SpaceX che, con il programma Starship, deve fornire il servizio di trasferimento dell’equipaggio dall’orbita lunare, dove arriverà con la capsula Orion, fino al suolo, dove la navicella Starship fungerà da base lunare per i visitatori, per poi decollare riportando gli astronauti in orbita pronti a trasferirsi nella capsula Orion per il viaggio di ritorno.
Una architettura non semplice che richiede al lanciatore ed alla capsula Starship prestazioni complesse che dovranno essere verificate nel corso di molti voli di prova. Il 26 agosto, nel lancio di test numero 10, sono state eseguite le manovre di ritorno controllato del primo stadio (buster) che è stato fatto ammarare nel golfo del Messico, o d’America a seconda dei gusti, dove è arrivato verticale, sono stati rilasciati dei modelli di satelliti Starlink, infine è stato realizzato l’ammaraggio in verticale della capsula in un punto prestabilito dell’oceano Indiano, dove una boa ha filmato tutto. Presto vedremo un atterraggio in piena regola a dimostrazione della riusabilità della navetta che, grazie anche al recupero del buster, vuole fornire il primo esempio di sistema di lancio interamente riutilizzabile. Se SpaceX riuscirà nel suo intento, Starship potrebbe rivoluzionare l’industria spaziale, consentendo il lancio di carichi più grandi e pesanti a costi molto inferiori a quelli applicati oggi, rinsaldando il monopolio spaziale di Elon Musk.







