Fuoco alle polveri. E pazienza se daini, cervi, volpi, lepri, beccacce, allodole, merli, quaglie e chi più ne più ne metta, questa volta pensavano di averla scampata, perlomeno fino al prossimo 8 ottobre, quando ci sarà l’udienza sul ricorso al Consiglio di Stato che era stato presentato dalla Regione Lombardia contro la sentenza del Tar dello scorso maggio.

Le carabine, di aspettare, non ne volevano proprio sapere. E allora, pronti via, con la delibera giusta al momento giusto, visto che la stagione venatoria in Lombardia si è aperta proprio due giorni fa, domenica 21 settembre, e in un modo nell’altro, si doveva dare il via libera alle carabine e ai fucili dei 51 mila cacciatori registrati nella regione.

Il Pirellone riporta indietro le lancette, e dà nuovamente il via libera alla caccia nei valichi montani, che era stata vietata dopo una sentenza del Tar della scorsa primavera. I giudici, accogliendo un ricorso presentato dalle associazioni animaliste, avevano infatti intimato ai cacciatori lombardi di deporre le armi in tutti i 475 valichi montani della regione nei quali sono state identificate rotte migratorie degli uccelli. In pratica, tutto l’arco alpino lombardo, reso inaccessibile a qualsiasi tipo di attività venatoria (prima il divieto valeva soltanto in 23 valichi): una sentenza molto discussa, che era stata recepita dal Consiglio regionale lombardo con molti patemi. A voto segreto, e con la maggioranza andata sotto grazie ai franchi tiratori.