Una ricchezza pari a 50 miliardi passata di mano dai padri fondatori agli eredi. Figli, mogli o nipoti che fin qui non hanno venduto il patrimonio, rimasto nell’alveo della famiglia. Ne hanno moltiplicato il valore che, secondo le stime degli esperti e guardando ai valori di Borsa, sarebbe già arrivato a un valore che supera gli 80 miliardi. In fila, Esselunga, il sistema che ruota attorno a Delfin e le sue controllate (con al centro Essilux), la Fininvest (Mfe-Mediaset, Mondadori, le quote in Banca Mediolanum) e ora il gruppo Armani. I fondatori — da Bernardo Caprotti a Leonardo Del Vecchio fino a Silvio Berlusconi e Giorgio Armani — hanno trasmesso agli eredi un patrimonio che, fotografato al momento della loro scomparsa, ha un valore paragonabile a due manovre finanziarie. Specchio di un Paese dove gli imprenditori — talenti in grado di captare i segnali dal futuro — possono creare una ricchezza (personale senza dubbio ma anche industriale) che è uno dei motori dell’economia nazionale.
Grandi eredità: quanto valgono i lasciti di Caprotti, Del Vecchio, Berlusconi e Armani (come due manovre)
I quattro testamenti che hanno segnato la storia economica più recente continuano a generare ricchezza. Oggi, rispetto ai 50 miliardi di valore iniziale, si può fare una stima vicina agli 80






