La storia più recente dell’impero costruito da Leonardo Del Vecchio si sintetizza in tre numeri e un nodo ancora da sciogliere. I tre numeri sono la capitalizzazione di Borsa di EssilorLuxottica, intorno ai 110 miliardi, il valore di Delfin, oltre i 50 miliardi e la ricchezza di ciascun esponente della famiglia, pari a 7 miliardi. Il nodo è rappresentato dalla partita sull’eredità, ancora aperta, ma su cui si registrerebbe secondo alcune fonti una riapertura del dialogo tra le parti in causa.

Ricchezza moltiplicata

Lungo questi due binari corre il bilancio degli ultimi tre anni del sistema Delfin-EssilorLuxottica, un bilancio che dalla scomparsa del fondatore, avvenuta il 27 giugno del 2022, ha registrato una ricchezza moltiplicata, complice un disegno industriale azzeccato e il valzer delle offerte di acquisto che ha coinvolto diverse partecipate finanziarie della holding. Eppure nonostante i valori del sistema Delfin siano andati alle stelle, i guadagni diffusi alla proprietà non sono stati sufficienti a derimere le contese tra i soci. Con il risultato finale che il fascicolo dell’eredità, dopo molteplici tentativi andati a vuoto, è ancora da sistemare una volta per tutte.

Basta mettere in fila qualche numero per capire in che misura i valori del sistema Delfin si siano allargati. Tre anni fa la holding della famiglia Del Vecchio valeva appena 26 miliardi con la partecipazione più rilevante e cioè il gruppo EssilorLuxottica che capitalizzava in Borsa 64 miliardi di euro. Vicino al pacchetto del 32% nel gigante degli occhiali, figuravano poi le quote in Mediobanca (20%), Generali (10%), UniCredit (2,7%) e Covivio (28%). Un portafoglio che complessivamente pesava allora per circa 6 miliardi di euro.