Ha vinto Dembélé, dunque viva Dembélé: trofei in serie, gol a vagoni, e una finale di Champions nella quale si è tolto lo sfizio molto snob di non figurare nel tabellino, per quanto extralarge, ma di risultare comunque tra i migliori per la regia offensiva. E quindi lode meritata per lui e per tutto il Paris Saint-Germain, inevitabile dominatore di questa edizione del Pallone d’oro, ma Ousmane Dembélé io l’ho votato al secondo posto (le preferenze per il massimo premio sono dieci a scalare, 15 punti al primo, 12 al secondo e così via).
Dembélé Pallone d'Oro, ma ho votato Yamal: vibrazione e magia, come Mozart, Basquiat o Maradona
Avrei votato per il Pallone d'Oro a Yamal per quella «vibrazione» unica, un'emozione provata solo con Maradona e Messi. Pur riconoscendo i meriti di Dembélé, Lamine è un talento trascendentale che «attraversa» gli avversari, un'artista precoce, e la gioia di scoprire un genio non ha età. Come con Mozart












