Moussa Sangare gironzola nella gabbia dei detenuti facendo roteare una bottiglietta d’acqua. Nel banco degli imputati, mentre tre psichiatri spiegano perché è capace di intendere e volere, si appoggia su un lato, gratta la barba, china la testa sul tavolo come se dormisse. La noia sembra il suo filo conduttore e questo stride ancora di più con il dolore stampato sul volto di Maria Teresa Previtali. Lei è la mamma di Sharon Verzeni, uccisa con quattro coltellate il 30 luglio 2024 in via Castegnate, a Terno d’Isola, dove viveva. Seduta accanto al marito Bruno e a Sergio Ruocco, il compagno di Sharon, e con la figlia Melody dietro, ha fissato l’imputato.
Omicidio Sharon, il perito della corte: «Sangare uccise per noia, cercava l'adrenalina. La ritrattazione? È un manipolatore»
Tre psichiatri confermano: l'imputato è capace di intendere e di volere. Ma la difesa chiede altri esami. Il profilo di un presunto assassino che agì senza alcun motivo







