L’omicidio di Sharon Verzeni? Lui non c’entra niente, al massimo quella sera si sarebbe fatto un paio di canne. Cercava hashish, mica altro. La confessione tanto dettagliata da riempire pagine di verbale? Una storia inventata per le pressioni subite in caserma, fra tanti «bla bla bla», intercalare di cui farcisce le sue storie. Le accuse che sembrano inchiodarlo? Niente di concreto. I maltrattamenti in famiglia per i quali è già stato condannato? Semplici liti, come in tutte le case. L’ictus che ha tolto la parola a sua madre? Cose che capitano. Ma prova sentimenti verso di lei? Un mix. E cosa si aspetta dal processo in Corte d’Assise? In pratica che i giudici lo assolvano. Per il futuro si vedrà.
Delitto Sharon Verzeni, Moussa Sangare capace di intendere e volere per il perito del tribunale. «Un narcisista senza rimorso»
Nel colloquio con la psichiatra l'imputato torna a ritrattare la sua confessione, a quasi un anno dal suo arresto per l'omicidio di Terno d'Isola







