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10 NOVEMBRE 2025
Ultimo aggiornamento: 13:55
Lo aveva già fatto in due occasioni, la prima lo scorso marzo: ritrattare la confessione del femminicidio di Sharon Verzeni. Moussa Sangare, l’uomo di 31 anni in carcere con l’accusa di aver la 33enne a coltellate la notte tra il 29 e il 30 luglio del 2024 a Terno d’Isola, è stato sentito in tribunale a Bergamo e, ha nuovamente negato ogni addebito: “Passavo di lì in bici – ha detto – e ho visto Sharon che litigava con un uomo. Ho capito che la vicenda sarebbe finita male e non volevo entrare in questa situazione, ho accelerato e sono andato via. Poi mi è presa la paranoia di aver visto qualcosa che non dovevo, così mi sono liberato dei vestiti e del coltello”. Una dichiarazione che si scontra con i dati raccolti dagli investigatori, dalle testimonianze degli adolescenti che furono minacciati dall’uomo prima dell’assalto alla donna, dal Dna della vittima rilevato sulla sua bicicletta.
“Me l’hanno detto i carabinieri” è stata invece la risposta al pm quando gli è stato fatto notare che aveva confessato il delitto. Sangare ha dichiarato di essere stato ripreso dalle telecamere mentre passava, ma che nessuna di queste lo ritrae mentre colpisce la vittima: “Secondo me è stato uno di Terno che sapeva come evitare le telecamere, ho confessato solo perché ero stressato e pensavo che così mi avrebbero rilasciato”. Per quanto riguarda le tracce del Dna di Sharon misto al suo, trovato sulla bicicletta che aveva usato quella sera risponde: “Questa è l’unica cosa che non mi spiego”. “Il mio assistito non ha detto nulla di diverso di quanto aveva già sostenuto nelle ultime due udienze: lui sostiene in pratica di essere stato un testimone del fatto. Ha sostenuto in aula quello che sostiene da qualche mese” ha spiegato ai giornalisti presenti fuori dal tribunale di Bergamo l’avvocato Giacomo Maj.








