Sidney Lumet, ha diretto opere indimenticabili che hanno cambiato in maniera decisiva la storia del cinema. Tra queste c’è sicuramente Quel pomeriggio di un giorno da cani, capolavoro del 1975, sceneggiato da Frank Pierson, e interpretato da Al Pacino, John Cazale, Charles Durning, Chris Sarandon e James Broderick.Distribuito nelle sale statunitensi a partire dal 21 settembre 1975, Quel pomeriggio di un giorno da cani è una pietra miliare del cinema poliziesco e drammatico degli anni ’70. Ispirato alla vera storia di John Wojtowicz e Sal Naturile, riportata nell'articolo pubblicato su Life, “The Boys in the Bank”, di P. F. Kluge e Thomas Moore, ha saputo fotografare un periodo storico ben preciso, determinato da tensioni e disordini sociali, e un’America contestata e compromessa al suo interno.Tre rapinatori entrano in una banca di New York. Mentre bloccano il personale e cercano di confinare tutti dentro il perimetro, uno di loro abbandona il colpo, lasciando Sonny e Sal da soli a concludere la rapina. Con grande sorpresa dei due, la cassaforte contiene pochissimo denaro. Cercano di prelevare tutto quel che è rimasto nelle casse ma, quando arriva il momento di fuggire, scoprono che la polizia è schierata fuori dalla banca. A quel punto, Sonny decide di prendere in ostaggio i presenti, dipendenti e clienti, trasformando la rapina in una crisi conclamata. La polizia comincia a negoziare con Sonny che sarà l’interlocutore principale durante tutta la trattativa con le forze dell’ordine. La situazione è molto complessa ed è praticamente impossibile fuggire. Sonny e Sal si ritrovano con le spalle al muro. Tutto quello che possono fare è scambiare gli ostaggi con un aereo che li porti in Algeria. Ma il loro audace piano di fuga sarà più complesso del previsto.Cronaca di un’America disillusaLumet, con la sua regia chirurgica e affilata, trasforma un evento apparentemente contingentato, una rapina in una banca di New York, in un dramma umano universale. Lo fa dando vita a un’opera che trascende i confini di genere: noir, dramma sociale, commedia e heist movie si fondono in un’unica esperienza cinematografica. Se in passato, soprattutto nei film western, la rapina in banca era condotta da personaggi negativi, che poi finivano per essere schiacciati dalla legge o dall’eroe che sarebbe arrivato a riequilibrare la storia, in seguito i criminali, i rapinatori, non sarebbero stati rappresentati solo come meri antagonisti, ma come personaggi complessi, fallibili, spigolosi, plumbei, ombrosi, e con una coscienza politica. Ed è proprio Sidney Lumet a voler connotare questa storia di una prospettiva politica e sociale precisa: attraverso le tensioni tra i rapinatori e i loro ostaggi, tra la polizia e la comunità, Lumet mette in luce le disuguaglianze, le fragilità e le contraddizioni di una società in rapido cambiamento. Lumet investiga le contraddizioni e le simmetrie di un’umanità spessa, densa, inetta, ingenua, un’umanità che generalmente non traspare in opere del genere.Al Pacino e John Cazale vestono i panni di due rapinatori trascinati dalle circostanze in un vicolo cieco senza via d’uscita. Le discussioni di Sonny con la polizia, amplificate dal megafono, echeggiano per le strade e attirano le attenzioni di una folla sempre più accesa e agitata che si raduna e comincia a sostenerlo. Sonny improvvisamente diventa un eroe, diventa il protagonista di un reality e di un’illusione di grandezza che culmina in un risveglio violento, dove il potere rivela senza filtri tutta la sua violenza e il suo disprezzo.È cruciale l’intervento del pubblico che è totalmente schierato dalla parte dei rapinatori: la folla fuori dalla banca, mentre sono in atto le trattative, è furiosa, vibrante e protesta contro la polizia. Questo elemento aiuta a comprendere come la pellicola desideri ribaltare i ruoli tipici del genere, offrendo una prospettiva che mette in discussione le convenzioni e i rapporti di potere: il direttore rimane con i dipendenti nonostante la propria salute cagionevole, Sonny e Sal appaiono impacciati e emotivi, mentre la polizia si rivela ambigua e inaffidabile. Questo finché non viene rivelato l’orientamento sessuale di Sonny. Quel momento provoca un cambiamento totale dei sentimenti della folla verso di lui, che rivelerà tutta la propria marcescente omofobia.50 anni di Quel pomeriggio di un giorno da caniIl cuore del film non è la rapina, non sono i soldi, ma sono le relazioni umane. Un lungo assedio, una crisi incessante che diventa il pretesto per affrontare temi come la guerra in Vietnam, di cui Sonny è reduce, come la rivolta della prigione di Attica, urlata con fervore in una scena epocale da Al Pacino - ovvero la rivolta nella prigione di New York in cui alcuni detenuti presero in ostaggio più di trenta persone per ribellarsi contro le terribili condizioni del carcere - come la rivendicazione della dignità individuale e della giustizia sociale in un contesto che sembrava averle dimenticate. Lumet osserva ogni personaggio con uno sguardo empatico ma implacabile: i rapinatori sono uomini con desideri, paure e frustrazioni. Sono imperfetti, falliti, inetti, e per questo diventano degli eroi, diventano dei modelli da seguire, perché rappresentano il simbolo di una lotta contro gli abusi di potere, contro le istituzioni, in un’atmosfera carica di rabbia e smarrimento.Quel pomeriggio di un giorno da cani è un film dominato dagli interni, girato quasi interamente nello spazio angusto di un istituto bancario. È popolato da personaggi grotteschi, sensibili, a loro modo eroici. È anche un film in cui la televisione, con il suo sensazionalismo, irrompe prepotentemente, trasformando la percezione della rapina agli occhi del pubblico. È un film in cui viene rappresentata una storia d’amore tra due persone queer: Sonny ha una moglie e due figli, ma ama anche Leon, una donna transgender. Una delle scene più intense del film è quella in cui Leon e Sonny sono a telefono, e la conversazione diventa un dialogo aperto e plurale, in cui emergono la vulnerabilità e l’umanità dei personaggi, un confronto intimo sulle loro paure, le loro scelte, una finestra sul loro mondo interiore. Ed è anche un film fatto di improvvisazioni attoriali, di prove, istinto, azioni, emozioni, un’opera di riscrittura continua in cui Lumet voleva che gli attori usassero se stessi e non si limitassero a interpretare un personaggio. Una pellicola che parla di amore negato, dell’impossibilità di stare al mondo in una società che ti rigetta.A cinquant’anni dalla sua uscita, Quel pomeriggio di un giorno da cani, resta una parabola moderna della società americana, un film coraggioso che cattura l’atmosfera disillusa e smarrita di un’America post Vietnam, un film viscerale, memorabile, simbolo della lotta contro ogni sopraffazione e oppressione nei confronti delle minoranze.
Quel pomeriggio di un giorno da cani compie 50 anni, la cronaca di una rapina che mise a nudo l’America
Uscito negli Stati Uniti il 21 settembre 1975, il film resta una parabola moderna della società a stelle e strisce






