Gesti all’apparenza innocui, a volte, possono avere un’enorme impatto sul pianeta. Come un carrello della spesa abbandonato al bordo della strada o in un parcheggio. Un’immagine relativamente consueta in molte città in tutto il mondo. Sinonimo di degrado, sì, ma non di catastrofe climatica. Eppure, sommando le emissioni necessarie per recuperare, restaurare o sostituire i carrelli abbandonati ogni giorno, il loro impatto climatico si fa sostanziale e insostenibile. È la conclusione a cui è giunto un gruppo di ricercatori dell’Università di Warwick, in uno studio pubblicato di recente sulla rivista Sustainability.
Non è spazzatura
Nel Regno Unito, su cui si basa la simulazione dei ricercatori dell’Università di Warwick, si stima che ogni anno siano circa 520mila le segnalazioni di carrelli della spesa abbandonati. Un numero consistente, quindi, che descrive un problema non solo inglese: le cifre sono in fatti in linea con quelle riportate in altre regioni del mondo, dall’Australia al Sud Africa. Per l’Italia non esistono dati o stime del genere. Ma basta guardare al fenomeno, simile, dell’abbandono di monopattini e delle bici elettriche che ha interessato, in passato, diverse città italiane, per comprendere che probabilmente il tema ci riguarda un po’ tutti.







