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Ultimo aggiornamento: 10:19

Sconcerto, disgusto e orrore attraversano il mondo cattolico e cristiano dinanzi alla strage quotidiana attuata dal governo israeliano a Gaza. Domenica all’Angelus papa Leone ha ripetuto il suo appello per la “terra martoriata di Gaza”. A pregare insieme a lui si erano dati appuntamento numerose associazioni, fra cui rappresentanze di Agesci, Azione Cattolica, Caritas, Focolarini, Acli, Pax Christi, la Federazione dei settimanali cattolici, l’Associazione Donne in Vaticano. Con loro Leone ha ribadito che in Terrasanta “non c’è futuro basato sulla violenza, sull’esilio forzato, sulla vendetta”. Chi ama veramente i popoli “lavora per la pace”.

Ciò che meglio esprime l’attuale stato d’animo di larga parte del mondo cattolico è il manifesto, che invitava i fedeli all’appuntamento di preghiera: un’immagine di Maria che regge tra le braccia il figlio esanime e poche parole impresse sulla sua veste. “Allibiti di fronte a quello che sta accadendo”.

Allibiti è la parola giusta. Proprio in quel mondo cattolico, che dal concilio Vaticano II in poi si è maggiormente impegnato per sradicare le tracce di antigiudaismo presenti nella storia del cristianesimo e si è speso anno dopo anno nel valorizzare ed esaltare l’eredità ebraica nella fede cristiana, con innumerevoli gesti di vicinanza e di forte legame nei confronti di coloro che Giovanni Paolo II chiamava “fratelli maggiori” e papa Ratzinger definiva con più precisione “nostri padri nella fede” – proprio in questo mondo, filoebraico al massimo, è esploso lo choc per lo sterminio scientifico portata avanti dal governo Netanyahu e per il sadismo con cui le autorità di Israele affamano senza pietà la popolazione civile della Striscia, negando alimenti, acqua, carburanti e medicinali. Oppure facendoli pervenire con un crudele contagocce, che attizza ancora di più la spirale della fame e delle privazioni.