La situazione a Gaza è drammatica, “in televisione si vedono immagini orribili, speriamo che qualcosa cambi e speriamo di non diventare insensibili”. Papa Leone torna a manifestare tutta la sua apprensione per quanto accade nella Striscia di Gaza ma frena sulla parola ’genocidio’. “Ufficialmente, la Santa Sede non ritiene che si possa fare alcuna dichiarazione in merito in questo momento. Esiste una definizione molto tecnica di cosa potrebbe essere il genocidio, ma sempre più persone sollevano la questione”. Il Papa parla nel libro-intervista con la giornalista statunitense Elise Ann Allen, del quale erano state diffuse domenica scorsa alcune anticipazioni e che oggi è uscito in Perù con Penguin: “León XIV: ciudadano del mundo, misionero del siglo XXI”. Il Papa ha agli occhi le immagini di Gaza, “soprattutto dei bambini” che soffrono non solo la povertà ma “addirittura anche la fame” e non basterà dare loro solo del cibo. “Avranno bisogno di molto aiuto, assistenza medica e aiuti umanitari, per ribaltare davvero la situazione, e al momento sembra ancora molto, molto grave”. In tutto questo neanche una superpotenza come gli Usa sembra potere fare qualcosa: “Anche con una certa pressione, non so quanto grande sia stata dietro le quinte, ma anche dagli Stati Uniti, che sono ovviamente la terza parte più importante che può esercitare pressioni su Israele. Nonostante alcune dichiarazioni molto chiare del governo degli Stati Uniti, recentemente del presidente Trump, non c’è stata una risposta chiara in termini di ricerca di modi efficaci per alleviare le sofferenze della popolazione, degli innocenti di Gaza - dice il Papa -, e questo è ovviamente motivo di grande preoccupazione”. Quanto alla relazione con il mondo ebraico, Papa Leone parla invece di un rapporto che è invece migliorato. Dal Medio Oriente all’Ucraina, dalla questione Lgbt al ruolo delle donne nella Chiesa, il libro con la prima intervista al Papa indaga a 360 gradi le linee che Prevost intende tracciare nel suo pontificato. Fa un cenno anche alla sua terra, gli Usa, dove “stanno accadendo alcune cose che destano preoccupazione” come la politica nei confronti dei migranti. Parla dei suoi fratelli ai quali è unito anche se non sempre ne condivide le idee poltiche. Ma il vero messaggio è quello di volere superare, nella Chiesa e nel mondo, le “polarizzazioni”. Leone è stato scelto l’8 maggio come Papa proprio per riunire, ricucire, creare ponti attraverso il dialogo. E’ per questo che, per esempio, accoglie la linea di Papa Francesco nell’accoglienza di “todos, todos, todos”, “tutti, tutti, tutti”, ma sul tema delle persone Lgbt annuncia che non cambierà la dottrina della Chiesa e non si parlerà di matrimonio perché “la famiglia resta quella composta da un uomo e una donna”. Stesso discorso per le donne diacono: Papa Leone chiude a questa ipotesi ma allo stesso tempo fa notare che In generale “il diaconato non è adeguatamente compreso, sviluppato e promosso all’interno della Chiesa”. Infine grande spazio all’intelligenza artificiale. “La Chiesa deve intervenire” perché c’è il rischio che “il mondo digitale vada per la sua strada” e tutti diventiamo “pedine”. Qualcuno gli ha anche chiesto l’autorizzazione di creare un Papa “artificiale” in modo da permettere a chiunque di avere un’udienza personale. “Ho detto ’no’. Se c’è qualcuno che non dovrebbe essere rappresentato da un avatar, direi che il Papa è in cima alla lista”.