Tempo un paio di giorni e Gino Cecchettin sarà su un aereo verso New York: le Nazioni Unite l’hanno nominato rappresentante per l’Italia nella lotta contro la violenza di genere. Ma prima di assumere questo ruolo “globale”, domani con la Fondazione Giulia Cecchettin sarà al liceo Cutelli di Catania per parlare di educazione ai sentimenti e cultura del rispetto. Lo farà in questa e altre scuole del Paese, insieme al Corriere della Sera, come parte del progetto CampBus. E della missione nata con il progetto dedicato alla figlia, uccisa dal fidanzato l’11 novembre 2023. «In quei giorni ho subito capito che Giulia era diventata un simbolo, la figlia di molti: non potevo perdere l’occasione per provare a dare un contributo alla società, per cercare di salvare vite», racconta Cecchettin al Corriere, nel suo ufficio a Vigonovo, un po’ imbarazzato per un ruolo mai cercato, ma determinato a portare avanti quella che non vuole chiamare «battaglia». «Le parole sono importanti, e io non voglio fare nessuna guerra. Anzi. Quello che dobbiamo fare è portare cultura, fare educazione. Verso le nuove generazioni, e anche agli adulti, nelle aziende. Esiste un modo diverso di interagire con gli altri, rispettoso, dove non c’è spazio per la prevaricazione».
Gino Cecchettin: «Io, nelle scuole in nome di Giulia, per educare ragazzi e ragazze al rispetto»
CampBus, il progetto educativo del Corriere, inizia oggi il Tour 2025 da Catania. E con Gino Cecchettin incontra studenti e studentesse, «perché la lotta alle disparità inizia con loro»






