Trasformare il dolore in impegno sociale. Per Gino Cecchettin è stata una transizione faticosa ma, dato la persona che è, inevitabile. Prima il libro, la lettera «Cara Giulia» alla figlia, e poi la Fondazione Giulia Cecchettin finanziata proprio con la pubblicazione. «La perdita di Giulia mi ha spinto a un impegno incrollabile contro la violenza di genere», è il pensiero e la missione, condivisa con i figli Elena e Davide. Firmato il protocollo d’intesa su «Educare al rispetto» con il ministro dell’Istruzione e del Merito Valditara a inizio anno, la Fondazione prosegue il suo lavoro per portare un’educazione ai sentimenti nella scuola italiana, tra le ultime in Europa a non avere programmi obbligatori (in Svezia, Paese pioniere, sono attivi dal 1955). Il Corriere ha messo a disposizione della Fondazione il suo progetto nelle scuole — CampBus, attivo dal 2020 — per aiutare a portare il messaggio e la sua urgenza tra i veri destinatari, i ragazzi e le ragazze nelle classi italiane.