VENEZIA - «Finché ci sono bambini che giocano nei campi, significa che Venezia è viva». Le parole di don Roberto Donadoni, parroco del Santissimo Salvatore e Santo Stefano e, fatalità, anche cugino dello storico centrocampista del Milan e della nazionale, arrivano dritte al cuore del dibattito che da giorni agita Murano e non solo: le multe ai 14 ragazzini sorpresi a tirare calci a un pallone alle ex Conterie, ex area industriale recuperata dal Comune.

La vicenda è ormai nota: l’esposto di un residente in riva Longa a Murano ha portato i militari dell’Arma a fermare la partita di calcio di un gruppo di ragazzini tra i 10 e i 13 anni, identificarli e convocare le loro famiglie in caserma, per consegnargli verbali e sanzioni da cinquanta euro l’una.

Per il parroco la risposta non può essere solo repressiva. «Il problema non sono i bimbi o i loro momenti di gioco, quanto l’assenza di alternative concrete» ha dichiarato. «Bisogna che la comunità civile tutta e le realtà sociali del territorio facciano la loro parte, perché da soli non ce la facciamo». Don Donadoni chiama in causa oratori e patronati, invitando a riaprirli come luoghi di incontro, pur riconoscendo la fatica di mantenerli vivi senza una rete stabile di volontari.