Caro direttore,

la politica italiana sembra finita in secondo e terzo piano. Più urgente parlare di Palestina e di Ucraina. Giusto, ci mancherebbe, lì si stanno consumando terribili tragedie. E i nostri politici? Si rimpallano responsabilità e si accusano vicendevolmente su questioni di politica internazionale. Ma cosa stanno facendo per la nostra povera Italia? Hanno l’idea che dobbiamo tutti i giorni fare i conti con la spesa che aumenta, con i soliti che non pagano le tasse, con una sanità ridotta a Cenerentola, con una scuola che fa acqua da tutte le parti, con i trasporti pubblici che non sono all’altezza di un Paese civile e una criminalità che aumenta di giorno in giorno?

Mario Picci

Caro Picci,

Non c’è dubbio che le vicende internazionali (guerre, dazi, difesa europea, rapporti tesi con il nostro, ormai quasi ex, alleato Trump) stiano dominando anche la scena italiana. E non credo che potesse andare diversamente visto il grande impatto e la rilevanza che queste vicende hanno sulla nostra vita e sul futuro dell’Italia. Alcide De Gasperi ci ha insegnato che la politica estera è il collante delle coalizioni di governo e di opposizione. Una lezione che, viste le divisioni, i partiti italiani non hanno assorbito: passano infatti il tempo a litigare tra di loro e a rinfacciarsi quotidianamente silenzi e ambiguità. Un Paese unito e con una visione chiara dei propri interessi avrebbe la possibilità di affrontare i problemi globali con determinazione senza che tutte le questioni diventino un’ossessione polemica che oscura ogni altra attività. Ormai mancano meno di due anni alle prossime elezioni. Da fine settembre inizia un’infilata di consultazioni regionali, fissate assurdamente in ordine sparso. Poi, nella primavera del 2026, avremo un referendum sulla giustizia che può trasformarsi in una vera e propria prova di forza sul destino della legislatura. A quel punto ci avvieremo verso le elezioni politiche generali del 2027. Il rischio di una lunga e ininterrotta campagna elettorale è molto concreto con tutte le ovvie conseguenze: propaganda invece che analisi e soluzioni serie dei problemi, promesse al posto di riforme concrete e realizzabili, guerriglia mediatica per esaltare gli amici e mettere nell’angolo i nemici. Tutto il contrario di quello che servirebbe: dopo tre anni Giorgia Meloni (che è riuscita a diventare una protagonista della scena internazionale) dovrebbe concentrarsi sulla realizzazione di quelle misure per crescita, burocrazia, fisco, sanità e innovazione tecnologica che il centrodestra ha promesso e che finora non sono arrivate. Il cosiddetto «campo largo» delle opposizioni dovrebbe dire chiaramente al Paese quali sono i suoi programmi e soprattutto dovrebbe dimostrare che, oltre a essere un cartello anti Meloni, ha una proposta condivisa che non si infranga alla prima esperienza di governo. Purtroppo temo che non andrà così.