Anche quest’anno i Parcours des Mondes di Parigi si sono confermati l’evento centrale nel campo del mercato dell’arte etnica mostrando le tendenze che in questi ultimi anni stanno prendendo piede nei principali musei di antropologia del mondo mettendo in evidenza i tratti culturali del passato ancora presenti nelle attuali società extraeuropee. È importante ricordare che i Parcours nacquero nel 2002, proprio quando l’apertura del Pavillon des Sessions del Louvre, che Il Sole 24 Ore fu il primo a presentare in Italia, finalmente cominciò a far capire che i reperti delle culture “altre” in alcuni casi erano anche opere d’arte e non solo documenti etnografici. «Questa 24ª edizione si colloca in un momento storico, tra la riapertura dell’ala Michael C. Rockefeller del Metropolitan Museum of Art, dedicata alle arti dell’Africa, delle Americhe precolombiane e dell’Oceania – spiega Yves-Bernard Debie, direttore dei Parcours, – e la prossima inaugurazione al Louvre della Galleria dei Cinque Continenti, che prenderà il posto del Pavillon des Sessions. Direi che i Parcours des Mondes gettano un ponte tra queste due rive, quella dell’Hudson e quella della Senna».

Coerentemente con queste tendenze nei Parcours di quest’anno ha avuto un ruolo importante l’arte contemporanea “altra”. Anche se le opere di artisti delle attuali società extraeuropee erano già presenti nelle edizioni precedenti, quest’anno alcune gallerie hanno movimentato in modo molto più brillante del solito la manifestazione di Parigi. Tra questi artisti si possono segnalare Seyni Awa Camara (Senegal), Estevao Mucavele (Mozambico), Abou Traoré (Burkina Faso), Vitshois Mwilambwe Bondo e Raymond Tsham (Repubblica Democratica del Congo). Tuttavia, nonostante il contributo dell’arte contemporanea, i Parcours non sono stati stravolti e hanno continuato a presentare l’arte delle culture “altre” in modo straordinario.