Quando Paris Internationale ha annunciato la sua prima edizione a Milano - dal 17 al 21 aprile - la domanda tra i fondatori era chiara: cosa ci piacerebbe vedere, oggi, in una fiera d’arte contemporanea? La risposta, a fiera conclusa, è un bilancio articolato che va oltre i numeri: accanto ai sold out di alcune gallerie, si delinea un orientamento verso una scena emergente capace di intercettare un collezionismo in cerca di nuove traiettorie.
È una lettura condivisa da Nerina Ciaccia (Ciaccia Levi, Parigi) - tra i fondatori della fiera parigina - che sottolinea “come le vendite abbiano attraversato in modo diffuso la fiera — tra chi ha venduto singole opere e chi ha raggiunto il tutto esaurito — restituendo un clima generalmente positivo, in particolare tra le gallerie internazionali, come Jocelyn Wolff, che evidenzia anche la qualità dell’accompagnamento curatoriale”.
Anche sul fronte delle gallerie italiane il riscontro è stato solido, con alcune vendite rilevanti, tra cui Francesca Minini che presentava tra gli special project le sculture in marmo, bronzo e cera d’api di Ambra Castagnetti - prezzo compreso tra 12 mila a 23 mila euro - che sono state apprezzate e alcune sono state vendute all’opening.







