«Delle quattro edizioni che ho diretto, ritengo questa la migliore, dal punto di vista del mercato e della qualità». È lapidario Luigi Fassi nel commentare la trentaduesima Artissima che si è chiusa ieri. Ora ne ha ancora una davanti: «Da domani sarò in ufficio per iniziare a pensare alla prossima».
Chiudono Artissima e le altre fiere ma c’è ancora tempo per le grandi mostre
di Marina Paglieri
Direttore, come è andata?
«È andata molto bene. Si sono raccolti i frutti di una strategia di lavoro mirata, di esperienze stratificate. Si è investito di più nella ricerca di collezionisti funzionali alla fiera, che magari non erano mai venuti. Sono arrivati da tutti i Paesi presenti negli stand, dalla Thailandia agli Stati Uniti, fino all’Australia, grazie anche a un panel costruito in collaborazione con la Fondazione Sandretto. Si sono ricevuti anche numerosi “patrons”, che con direttori e curatori hanno comprato opere per i musei. Abbiamo incrementato un collezionismo di alto livello, rivolto a diverse fasce. Si è creata una piattaforma fondata su radici solide».










