«È un bel lavoro, ma logorante. Una lotta, giorno dopo giorno, anche perché siamo noi a metterci la faccia: è con noi che i passeggeri se la prendono, se le corse saltano». È lo sfogo di un autista della Sasa (che preferisce rimanere anonimo) e che, dati alla mano, snocciola una serie di problemi che, dice, sono quelli che fanno «fuggire» i colleghi. Dai «tempi da Schumacher» imposti per alcune corse, alle pause «quasi mai fattibili» e spesso ridotte a pochissimi minuti, ai turni spezzati, ai corsi di aggiornamento obbligatori da svolgere «al di fuori dell’orario di lavoro». Il tutto perché, a fine anno «risulti percorso il maggior numero di chilometri possibile, perché a questo sono proporzionati i contributi della Provincia a quella che è una sua società in house. Ma qui ne va, oltre che della qualità di vita dei lavoratori, anche della sicurezza nostra e dei passeggeri».
Bolzano, la denuncia di un autista: «Pause di due minuti tra le corse dei bus e tempi di percorrenza da Schumacher»
La replica della presidente del consiglio di amministrazione di Sasa Astrid Kofler: «Queste parole suonano come un ricatto, sulla mia scrivania queste questioni non sono mai arrivate»







