Lasciamo da parte i pasdaran, i piromani, gli appassionati delle risse sui social. Non ha fatto male, ma ha fatto malissimo il portavoce di Viktor Orban a inviare a Ilaria Salis, provocatoriamente, le coordinate di un carcere ungherese. E, dall’altro lato della barricata, non ha fatto male, ma ha fatto malissimo Roberto Salis, il padre di Ilaria, a rispondere pubblicando su X le coordinate di Piazzale Loreto.
Agendo così, papà Salis si candida più al ruolo di aggravante che a quello di avvocato difensore aggiunto della figlia. E allora, tenendoci alla larga da queste intemperanze controproducenti, è il caso di rimettere in fila alcune elementari nozioni liberali, alla vigilia della riunione di martedì della Commissione Affari legali del Parlamento europeo, che potrebbe essere seguita, il 7 ottobre, dal voto della plenaria sul tema della revoca o meno dell’immunità dell’onorevole di Avs.
Circa un anno fa, da queste colonne, avevo ricordato la scelta di un grande italiano, Enzo Tortora. Era un uomo innocente, una chiara vittima della giustizia. Ma, una volta eletto all’Europarlamento con Marco Pannella, sia in Commissione sia in Aula fu il primo a chiedere che l’autorizzazione a procedere contro di lui fosse concessa, affinché potesse sottoporsi al processo.











