Sottoposto da giorni a forti pressioni (in buona sostanza gli è stato fatto capire: «O ti dimetti o ti cacciamo noi»), ieri sera il procuratore federale del distretto orientale della Virginia Erik S. Siebert ha lasciato il suo incarico. In un post notturno sul suo social Truth, il presidente Donald Trump ha tenuto a precisare: «Non si è dimesso, sono io che l’ho licenziato!». Anche se «tecnicamente» le cose non sono andate come racconta Trump, è però senz’altro vero che la scelta di Siebert non sia stata un granché volontaria, se si considera che, solo poche ore prima del suo addio all’incarico che ricopriva da qualche mese, il presidente aveva esplicitamente detto a dei giornalisti che si trovavano con lui nello Studio Ovale di volere la rimozione di quel procuratore. La «colpa» di Siebert sarebbe stata quella di essere stato sostenuto, per quella nomina, da due senatori democratici, Mark Warner e Tim Kaine: «Quando ho saputo che aveva ottenuto il sostegno di quei senatori, due signori che per quanto ne so non sono una buona referenza, ho detto, toglietelo di lì, perché non può essere in alcun modo una scelta giusta», ha spiegato Trump.
Trump silura il procuratore Siebert: «L'ho licenziato». Non voleva procedere contro due «nemici» del presidente
Si è dimesso per le pressioni del tycoon. Solo poche ore prima del suo addio, il presidente aveva detto a dei giornalisti nello Studio Ovale di volere la sua rimozione








