Il generale Roberto Vannacci ha spaccato la Lega, l’ha aperta in due come una mela e ora se la ride con i suoi denti grandi e quel lampo tremendo nello sguardo. Gliel’ha detto chiaro e forte come un tuono: «Voglio “vannaccizzare” il partito». S’è inventato addirittura un verbo, una botta di ego efferato, per spaventare i colonnelli del Carroccio, che si lagnano e insorgono perché temono d’essere trascinati a destra, nell’estrema destra, arruolati dal loro vice-segretario che vive con addosso il mito della Decima Mas e del Duce: «Per me, ovviamente, resta uno statista». Capi e capetti furibondi. Ma lui, il generale, gli sghignazza in faccia. «Me ne frego!» (cit). Non arretra. Così perde la misura pure uno di solito misurato come Attilio Fontana, il presidente della Lombardia. Che sbotta livido: «Col cazzo che questi vannaccizzano la Lega!». In batteria, lo seguono i nomi che contano dentro il partito. Ringhia Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato e potente segretario della Lega Lombarda: «L’ex paracadutista è appena arrivato e deve rispettare i nostri valori, la nostra storia». I governatori Massimiliano Fedriga e Luca Zaia, definitivi: «Faccia il leghista».
Vannacci s'inventa il verbo «vannaccizzare» per prendersi la Lega
La sua sfida («Voglio vannaccizzare il partito») fa perdere la pazienza a tutti i “big” della Lega, dal governatore lombardo Fontana al veneto Zaia. E il generale che fa? Se la ride








