Per chi, come il sottoscritto, è stato folgorato da ragazzino dalle visioni televisive del genio sprezzante di Carmelo Bene e s’incantava tra le risa davanti al bianco nero di Cinico Tv di Ciprì e Maresco (la Rai lo mandava in onda a ora di cena!), Un film fatto per Bene di Franco Maresco è stato un appuntamento obbligatorio. Ho personalmente imposto, con veemenza da gangster, ai miei amici storici amici Lorenzo Ceccotti (in arte LRNZ) e Alessandro Caroni di rivederlo con me al cinema, poiché il film (presentato al Festival di Venezia) rappresenta una sorta di catalogo delle nostre ossessioni adolescenziali: vedere il Bernardo de Il Ritorno di Cagliostro interpretare il santo “illetterato et idiota” Giuseppe Desa da Copertino, sembrava un sogno ubriaco dei nostri sedici anni.
Per chi non fosse iniziato ai misteri esoterici dei culti beniani e ciprimareschiani, il film è sicuramente un oggetto alieno, forse incomprensibile: girato con alcune parti in bianco e nero n pellicola a metà tra Dreyer e Pasolini, altre a colori in video da backstage, è il racconto di un fallimento. Maresco avrebbe dovuto girare in cinque settimane un film su un regista che a sua volta avrebbe dovuto girare un film (sospeso tra il Seicento e gli anni ‘70) sull’incontro tra Carmelo Bene e il maestro elementare che lo aveva introdotto alla figura del Santo; esasperato dai ritmi produttivi, manda tutti a quel paese e scompare. L’amico Umberto Cantone, sceneggiatore del progetto originale assieme a Claudia Uzzo, si mette sulle sue tracce per provare a concludere l’opera.








