La società di Chiara Ferragni ha lasciato a casa tre dipendenti su quattro, passando dai ventisette di fine 2023 – dunque prima che scoppiasse il “Pandoro gate” – agli attuali sei. A rivelarlo è Franco Bechis su Open, che spiega quanto contenuto nel fascicolo dei conti aggiornati depositato in camera di commercio. “L’amministratore chiamato a tamponare le perdite societarie, Claudio Calabi, spiega come ha usato le forbici per contenere le spese visto che il fatturato si è disintegrato e cita la ‘riduzione del personale dipendente, attualmente composto da n. 6 dipendenti’”. Insomma, è quello che il giornalista definisce un “taglio draconiano”, con una riduzione complessiva del 78% degli organici della società. “È dunque soprattutto il personale di Fenice ad avere pagato lo scandalo della beneficenza fittizia”, osserva Bechis.
Ma qual è lo stato di salute della Fenice, la società dell’imprenditrice digitale? Per non portare i libri contabili in tribunale, nei mesi scorsi la Ferragni aveva aperto il portafoglio e, di tasca sua, sborsato 6,433 milioni di euro, una iniezione di capitale necessaria a ricostituire il patrimonio netto. Nel frattempo, i ricavi nel 2024 sono crollati da 12,55 a 1,759 milioni di euro “e il risultato è stato ancora una volta negativo per 3,379 milioni di euro. Anche le disponibilità liquide sono scese da 1,9 milioni di euro ad appena 3.929 euro. A fondi rischi ed oneri sono stati accantonati 4,92 milioni di euro”, scrive Open.







