Con buona probabilità empatia è una delle parole più citate (e abusate) in ambito manageriale e HR. Così, quando un argomento diventa inflazionato, il rischio è di banalizzarlo semplificandone la complessità. Meglio quindi iniziare ricorrendo all’etimologia, ricordando che il termine deriva dal greco antico, da en (“in”, “dentro”) e pathos (“sofferenza”, “sentimento”). È dunque la capacità di entrare dentro le emozioni di un’altra persona o, per usare un’espressione più colloquiale, di “mettersi nei suoi panni”.

Ma avviare una profonda connessione emotiva è questione per nulla semplice. Se può essere agevolata da un talento innato, richiede comunque una formazione ad hoc sull’interpretazione delle espressioni facciali e dei segnali del corpo derivanti dalle emozioni.

L’empatia in campo professionale è una vera e propria disciplina, approfondita in maniera strutturata nel libro Business profiling – Manuale di comunicazione non verbale (2022). Ciò evidenzia la sofisticatezza dell’argomento, mostrando come l’empatia sia una competenza fondamentale e come diventare un abile Business Profiler sia una sfida più ardua di quanto si creda.

Nelle lezioni universitarie e aziendali svolgo spesso un esperimento, mostrando ai partecipanti alcune fotografie di persone e chiedendo di riconoscere le emozioni immortalate dallo scatto. I pareri che emergono sono sempre difformi, dimostrando come, circa gli altrui stati d’animo e la realtà dei fatti vi sia un gap tra le ipotesi che formuliamo.