Prima di poter avere accesso a una carica pubblica governativa, gli aspiranti dovrebbero intraprendere un intenso, lungo e selettivo percorso di consapevolezza, umana e spirituale. Sarebbe bene accertarsi, anche attraverso rilevazioni psicometriche e neuroscientifiche, che abbiano realmente integrato e compreso cosa sia la compassione, la gentilezza, la gratitudine, l’amore e il servizio disinteressato, e che siano in grado di convertire questi valori in comportamenti, linguaggi e progetti coerenti e concreti. Ma, soprattutto, che siano disposti a dare la vita per questi valori. Non siete d’accordo? Più che opporsi alla dilagante violenza verbale, comportamentale, fisica, economica ed ecologica a cui stiamo assistendo, e al decadimento non solo culturale, ma soprattutto valoriale e spirituale dei leader mondiali, bisognerebbe proprio uscire dalla ruota per criceti.
Quando una patata marcisce, è sufficiente che una piccola porzione rimanga sana, affinché un nuovo germoglio possa ripartire e mettere radici. Per questo ho speranza. Speranza che tutto riparta dai piccoli, dagli umili, dai fragili, dalle parti di noi ancora integre. Speranza nel contagio di piccoli atti di gentilezza, di compassione e d’amore. Speranza in chi, nel silenzio, coltiva l’intelligenza del cuore. Perché è proprio questo il tempo del risveglio di questa forma d’intelligenza; il tempo per coltivare i sentieri della virtù e non appassire sopraffatti dalla cupidigia e dalla paura. Quando in un bosco passa un incendio o una gelata, la vita riparte dagli arbusti più piccoli e dai semi. Sono gli ultimi, i gentili, i miti, quelli che prima apparivano deboli di fronte all’arroganza del potere disfunzionale dell’ego a dar vita a un nuovo ciclo esistenziale. Ed è proprio a questi aspetti di noi che mi rivolgo e faccio appello.












