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Ultimo aggiornamento: 8:13

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“Quando dico che l’empatia non è una bussola morale affidabile, intendo che non si distribuisce in modo uguale. È attratta da ciò che è vicino, simile, visibile e narrabile. Si rivolge più facilmente a un bambino di cui conosciamo il nome che a migliaia di morti anonimi. Per questo reagiamo maggiormente a una vittima individuale rispetto a una massa statistica”. Samah Karaki è una biologa esperta in neuroscienze e fondatrice del “Social Brain Institute”. Nel suo ultimo libro “L’empatia è politica. Regole sociali e biologia dei sentimenti” (Add editore), spiega come sia possibile che alcune persone siano quasi pronte al sacrificio con i propri cari e al tempo stesso tollerino violenze estreme con altri. E come, anche “percepiamo più facilmente la sofferenza del nostro gruppo rispetto a quella di gruppi esterni”. Perché, appunto, l’empatia “non segue spontaneamente l’uguaglianza morale: segue la prossimità, l’identificazione, la narrazione e le gerarchie sociali”.