Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 17:50

di Rosamaria Fumarola

Sul perché alcuni eventi delittuosi ci colpiscono più di altri molto potrebbe essere scritto, senza la certezza tuttavia di raggiungere un risultato esaustivo. Il rapporto con le immagini dei media infatti, come insegnava Pasolini, è tutt’altro che scevro da usi asettici e anzi, semmai lo si desiderasse non sarebbe possibile. È così i visi delle piccole vittime palestinesi, benché versino in condizioni milioni di volte peggiori di qualsivoglia bambino che viva o muoia nelle nostre città, ci colpiscono di meno. Di questo è responsabile il passato coloniale di un occidente diventato tale disumanizzando e sfruttando il resto del mondo, ma questo lo sappiamo già o almeno così si spera.

Vedere invece una bambina di nemmeno un anno tra le braccia del padre passeggiare nelle strade delle nostre città fa parte di un “paesaggio”, di una visuale che ci appartiene e quella bambina è come se fosse anche un po’ la nostra. Il pensiero poi che una creatura fiduciosa che si affida ciecamente al padre possa, di lì a qualche giorno finire col giacere inerme in un parco, non lontano dal corpo morto della madre, provoca in noi reazioni che ci feriscono al punto tale da preferire respingerne anche la sola idea.