Gigante com’è, ha l’aspetto di un mangiafuoco e la voce tonante. Eppure, in cucina, le sue mani sono leggere come quelle di un orafo e si muovono sui piatti come pennelli su una tela.

Antonino Cannavacciuolo, otto stelle Michelin all’attivo, sul palco del Teatro Alfieri di Asti ospite giovedì pomeriggio dell’evento “La Stampa è con voi” racconta la sua idea di cucina dialogando con Eleonora Cozzella, direttrice de Il Gusto. Lo fa ripercorrendo le sue origini, le feste in famiglia che definisce “vere e proprie olimpiadi del cibo” e parla di “amore sincero per la cucina”.

La tradizione

Ma soprattutto Cannavacciuolo lo fa mettendo l’accento sul valore e sull’importanza della tradizione, sul rispetto di ciò che è già stato fatto e su ciò che c’è dietro a ogni piatto. E non a caso evoca le mani, laboriose, che producono e maneggiano ingredienti concreti. Non quelli che fanno business cavalcando le mode. “Per capire questo mestiere e la passione bisogna immaginare le mani dei pescatori e dei contadini e raccontarle ai bambini come nascono le cose – sottolinea – Bisogna fare un passo indietro, perché la ricerca in cucina oggi è rappresentata dal ritorno alle radici”. La ciclicità delle stagioni. L’attesa. “I giovani devono capire questi valori”.