MILANO – Il cda di Mediobanca prende atto dell’operazione con cui Mps ha già rilevato il 65% del capitale e si dimette in blocco, «per favorire un’ordinata e tempestiva transizione attraverso il rinnovo dell’organo amministrativo», riporta una nota.

Tra i 14 uscenti, che restano a sbrigare l’ordinario fino all’assemblea del 28 ottobre per rinnovare il cda, ci sono l’ad Alberto Nagel e il presidente Renato Pagliaro, che reggono le redini della banca d’affari dal 2003, quando un’alleanza trasversale delle prime banche italiane (c’era anche Mps) mise l’allora capo Vincenzo Maranghi alla porta. Stavolta sono due imprenditori - Delfin e Caltagirone, soci di riferimento a Siena come in Piazzetta Cuccia, e Generali - a imporre il cambiamento. Nagel, che si è congedato con una lunga lettera ai colleghi, li ha definiti «un azionariato “stabile” a discapito del mercato», e li ha congedati citando le Epistole di Orazio: “Graecia capta ferum victorem cepit”. La Grecia, conquistata (dai Romani), conquistò il selvaggio vincitore, con l’ellenismo nelle arti e nelle lettere. Un auspicio che il manager milanese gradirebbe nell’integrazione tra Mediobanca e Mps, istituto da lui spesso criticato nei mesi scorsi.