Il gettito fiscale generato dal settore del tabacco continua a crescere, raggiungendo nel 2024 il livello record di 15,2 miliardi di euro, di cui 11,4 miliardi in accise e 3,8 miliardi in Iva. Ma crescono anche le preoccupazioni per le nuove regole europee che, con l’obiettivo di uniformare la tassazione, si annunciano come una nuova stretta fiscale. Con la differenza, però, che i maggiori proventi finirebbero direttamente nella casse di Bruxelles. La filiera, riunita in occasione della presentazione del “Rapporto sulla distribuzione dei prodotti da fumo e non da fumo 2025”, realizzato da Logista in collaborazione con la Fondazione Tor Vergata, mette subito le mani avanti: «Sarà fondamentale adottare un approccio equilibrato che assicuri il perseguimento dei diversi obiettivi senza cedere a derive ideologiche e strumentali».
Italia all’avanguardia sulla tassazione dei prodotti da fumo
«Sta volgendo a conclusione il calendario fiscale per il settore tabacchi – sottolinea Maurizio Leo, vice ministro dell’Economia e delle Finanze - e, con la prossima legge di Bilancio, ci attende la definizione di un nuovo assetto pluriennale. Sarà un passaggio cruciale che affronteremo con spirito di ascolto e attenzione alle esigenze di un comparto strategico per il Paese dove la programmazione fiscale rappresenta un esempio virtuoso in Europa». Aggiunge il sottosegretario all’Economia, Federico Freni: «La fiscalità sui prodotti del tabacco continuerà a salire ma in maniera sensata, progressiva e senza demagogia». In questa direzione «il calendario fiscale resterà e continuerà a rappresentare un elemento di certezza indicando oggi quello che sarà pagato domani». Per Freni, è la stabilità della regole a garantire il gettito che nel tabacco sale a 22 miliardi con la fiscalità dell’indotto. L’Italia non è stata presa in contropiede sull’inasprimento delle aliquote proposto dalla Ue «ma sbaglia l’impostazione di qualcuno che vuole aumentare le tasse per sconfiggere il contrabbando. I numeri dicono che non è così».








