di
Gianna Fregonara
Sospeso il parere consultivo: testo ambizioso ma generico, non spiega perché le indicazioni attuali non sono più adeguate. Il latino alle medie: crea più differenze tra studenti. Il problema dei costi e dei libri di testo
Il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara non vuole sentir parlare di «bocciatura», ma il Consiglio di Stato ha sospeso il suo parere consultivo sulle nuove indicazioni nazionali, la riforma dei «programmi» sulla quale il ministro ha lavorato con una commissione di esperti per oltre un anno e che dovrebbe entrare in vigore dal prossimo settembre. Per poter dare un parere definitivo favorevole il Consiglio di Stato chiede altri documenti, precisazioni, persino di rifare i conti dei costi e di correggere tutti i refusi. E soprattutto, alla luce della documentazione inviata nelle settimane scorse da viale Trastevere rileva come non sia giustificata la necessità di riformare le indicazioni attuali.
I rilievi e l'uso della CostituzioneEcco i rilievi che hanno convinto il presidente Luciano Barra Caracciolo a sospendere il giudizio. Innanzitutto i giudici scorgono incongruenze «del nuovo testo con gli atti dell’Unione europea», che motiverebbero, secondo il ministero, la riforma delle attuali indicazioni. Sulla necessità poi non di correzioni e adeguamenti ma di una riformulazione complessiva delle indicazioni attuali, che il testo del ministero considera inadeguate ai cambiamenti epocali dell'ultimo decennio, i giudici sembrano sorpresi: il testo enuncia criticità normative e di ordine «amministrativo, economico, sociale, ambientale e territoriale constatate nella situazione attuale», senza evidenziarne nel dettaglio neanche una. In particolare i giudici si soffermano su questa frase contenuta nelle carte del ministero per spiegare la riforma: «La finalità dell’intervento è la rigenerazione del paradigma formativo che sottende la scuola costituzionale, orientato alla promozione dell’autonomia critica, della responsabilità individuale e della partecipazione civica». Per il Consiglio di Stato si tratta «di formulazione per un verso alquanto ambiziosa (laddove suona evocativa di un tratto complessivamente palingenetico delle nuove Istruzioni, che non trova di fatto riscontro), per altro vaga ed indefinita». De resto, chiosano, rispetto alle indicazioni attuali del 2012 «risulta invariato il quadro costituzionale di riferimento». Dunque, che cosa vuole rigenerare il ministero?






