Dare più strumenti all'Agenzia delle Entrate per riscuotere le tasse evase. Controlli mirati sui conti correnti, pignoramenti verso terzi, vale a dire i creditori dell'evasore, dando la possibilità al Fisco di accedere alla piattaforma della fatturazione elettronica. E poi più assunzioni di personale altamente specializzato. Ma anche l'eventuale affidamento di una parte della riscossione ad agenzie private. Il concetto di fondo è semplice: il Fisco scova pura tanta evasione, ma poi quando deve incassare fa fatica. Troppa. Ma andiamo con ordine. Il punto di partenza è la Relazione della Commissione Benedetti, il gruppo di esperti incaricati dal governo di esaminare i quasi 1.300 miliardi di euro di tasse non riscosse stipate nel cosiddetto “magazzino fiscale”. E anche per trovare un modo per rendere più efficace l'opera di incasso. La relazione sfata più di un mito.

Le rateizzazioni Il primo è che a evadere siano soprattutto le imprese e le Partite Iva. In realtà, il 71 per cento delle cartelle fanno capo a lavoratori dipendenti. L'evasione è un fenomeno di massa. Certo, se dal numero degli atti si passa al valore, le proporzioni si invertono. Il discorso però non cambia. L'altro dato rilevante è che il 77 per cento dei soggetti che hanno un debito con il Fisco è un “recidivo”. Nei tre anni precedenti risulta avere altre iscrizioni a ruolo. Dunque una delle prime operazioni da fare, è bloccare le scappatoie che permettono di “dilatare” nel tempo dei pagamenti. La Commissione ne individua una in particolare: le rateizzazioni. Lo ha segnalato anche la Corte dei Conti. Un certo numero di contributori aderisce alle varie rateizzazioni concesse dal Fisco. Poi però, paga la prima rata scompare di nuovo. La ragione è che, l'adesione e il pagamento della prima rata, legano le mani all'Agenzia, che non può più utilizzare gli strumenti “coercitivi” della riscossione. Su questo, insomma, si dovrà intervenire (una norma potrebbe essere inserita già nella prossima rottamazione).La riscossione C’è poi un secondo punto che, secondo la Commissione Benedetti, va tenuto presente e che incide sulla capacità di riscossione del Fisco. Il fatto che l’Agenzia delle Entrate tratta allo stesso modo, con le stesse procedure, il recupero di un credito da 100 euro e uno dal 100 milioni. Servirebbe in realtà una maggiore segmentazione organizzativa. Durante le audizioni in Parlamento sul magazzino fiscale, si sono fatte avanti diverse società private che si sono specializzate su posizioni di valore medio piccolo. Amco, il gruppo pubblico attivo nel settore degli Npl bancari (crediti in sofferenza) ha di recente acquisito una società, Exacta, che si è dimostrata molto efficiente nell’incassare crediti sotto i 600 euro degli enti locali. Intrum ha rilevato nel 2023 Ophelos, una fintech che usa l’intelligenza artificiale per lavorare le posizioni sotto i 10 mila euro. La Commissione Benedetti, come detto, apre ai privati. Lo fa quando “suggerisce” di cancellare 438 miliardi dei quasi 1.300 che fanno parte del magazzino fiscale. Di questi, 338 miliardi sono ormai considerati irrecuperabili. Ma ce ne sono 70 per così dire, ancora in vita ma quasi in punto di spirare. Questi potrebbero essere ceduti ai privati. In futuro questi affidamenti potrebbero arrivare anche fino a 344 miliardi sui 1.300 miliardi del magazzino. Prima però di fare qualsiasi operazione andrà chiesto un parere ad Eurostat per evitare che, usciti dal magazzino del Fisco, queste somme entrino di diritto nel conteggio del debito pubblico.Il passaggio C'è poi la questione della cassetta degli attrezzi del Fisco. Oggi l'Agenzia, tramite l'anagrafe dei conti correnti, può sapere quanti rapporti ha il debitore con le banche. Ma non sa quanti soldi ci sono (o non ci sono) su ciascun cnto. La proposta è di rendere più “mirato” l'uso della banca dati per evitare di girare a vuoto. Così come intercettare le fatture elettroniche permetterebbe dei pignoramenti rapidi verso terzi in modo da poter recuperare il credito fiscale. C'è poi una questione più delicata, che riguarda i pignoramenti immobiliari. Il Fisco non può pignorare la prima casa (e su questo nessuno vuole intervenire). Ma a pesare è soprattutto l'impossibilità di espropriare le seconde case di valore inferiore a 120 mila euro. Le fasce La Commissione Benedetti ha notato una concentrazione di valore delle tasse non riscosse nella fascia di residuo del singolo credito da 20.000 a 120.000 euro. «Questo particolarmente dato», scrive, «appare interessante, tenuto conto che tale soglia intercetta i casi in cui è possibile iscrivere ipoteca sugli immobili, ma non è possibile procedere con l'espropriazione immobiliare». Per ora è solo una annotazione. Toccherà al governo decidere il da farsi. Il vice ministro all'Economia, Maurizio Leo, ha da tempo chiarito il suo pensiero: mano tesa ai contribuenti, facilitando al massimo il pagamento delle tasse e andando incontro a chi è in difficoltà, ma mano pesante con chi ne approfitta e non fa il suo dovere. Qualche forma di rafforzamento della riscossione, soprattutto verso i recidivi, ci dovrà essere.