La morte di Paolo Mendico, quattordici anni, che si è tolto la vita nella sua abitazione a Santi Cosma e Damiano (Latina), ha riaperto una riflessione sulle misure di contrasto al bullismo. La tragica fine del ragazzo, bersaglio di insulti e offese anche online, lascia una serie di interrogativi: che può fare la scuola? Come deve comportarsi di fronte ad un caso di bullismo? È sufficiente la legislazione in campo a prevenire ciò che è accaduto al 14enne dell’istituto tecnico “Pacinotti” di Fondi?
L’Italia è arrivata tardi a legiferare sul tema. Se in Norvegia e in Svezia già alla fine degli anni settanta si parlava di questo fenomeno nel nostro Paese si è intervenuti solo dopo la morte di Carolina Picchio, la studentessa anche lei 14enne che la notte del 5 gennaio 2013 si suicidò perché esasperata dalle offese ricevute sui social.
Il primo passo contro il bullismo e il cyberbullismo è stato fatto con l’entrata in vigore della legge 71 del 2017 che si è concentrata sulla tutela dei minori e sulle procedure per la rimozione di contenuti online. Nel 2021 sono state emanate le linee guida ministeriali e sono stati istituiti i team antibullismo nelle scuole. L’ultimo step è stata l’emanazione della Legge 70 del 17 maggio 2024 che ha ulteriormente ampliato la normativa, richiedendo alle scuole di dotarsi di codici interni di prevenzione, prevedendo supporto psicologico, e rafforzando il ruolo dei genitori e delle istituzioni nel contrasto a questi fenomeni.
















