di
Marco Bonarrigo
Mattia fisicamente è un lunghista fuori norma: pesa solo 65 chili. Ha lavorato molto con le video analisi per determinare il miglior angolo di stacco
Dalla sua postazione di controllora del volo del figlio impegnato nel quinto salto Khaty Seck ha registrato quanto segue: Mattia si è staccato da terra dopo un rullaggio di 45 metri percorsi in 6”80 secondi toccando una velocità di punta di 38,5 chilometri orari, ha raggiunto la quota di crociera di 1,85 metri in meno di 30 centesimi ed è atterrato dopo un secondo esatto. Sulla pista (di sabbia) il suo sedere ha lasciato il segno a 8,39 metri dall’asse di battuta regalandoci la medaglia d’oro.
Ricordando che la tecnica del salto in lungo è quasi immutata da un secolo, i manuali spiegano che «un saltatore di successo deve essere uno sprinter veloce, avere gambe forti e coordinazione sufficiente per eseguire manovre di decollo, volo e atterraggio complesse». Mattia Furlani è, fisicamente, un lunghista fuori norma: alto 1,81 metri come la media dei colleghi, pesa soltanto 65 chili ovvero 11 in meno di tutti quelli che ha battuto. La massa è associata alla velocità. Gli sprinter non possono essere magri, i saltatori in lungo devono essere un po’ sprinter: il giamaicano Gayle (ieri secondo) corre i 100 metri in 10”13, il cinese Shy (3º) in 10”15, a Carl Lewis che 35 anni fa volava a 8,90 non serve nemmeno riferirsi. Mattia non corre i 100 da quand’era junior (10”64) ma difficilmente potrebbe fare meno di 10”30. Come fa a saltare così lontano?













