A soli vent’anni, Mattia Furlani è già diventato il volto nuovo dell’atletica italiana e internazionale. Con la medaglia d’oro conquistata ai Mondiali di Tokyo 2025 nel salto in lungo, il giovane campione romano ha scritto una pagina destinata a rimanere nella storia dello sport azzurro. Un traguardo che lui stesso ha definito “magico”, ma che non arriva per caso: è la naturale prosecuzione di un percorso che lo ha visto emergere con costanza e maturità sorprendenti per la sua età.
Un talento nato in famiglia
Originario di Marino ma cresciuto a Rieti, Furlani porta nel sangue la passione sportiva. Suo padre Marcello è stato altista di buon livello negli anni Ottanta (ha 2,27 m come miglior prestazione), sua madre Kathy Seck era una sprinter di origini senegalesi. La sorella Erika ha seguito anch’essa la strada dell’atletica nel salto con l’asta. Sin da bambino, dunque, Mattia ha respirato atletica: i primi ricordi sono legati alle scarpe chiodate e alle gare viste sugli spalti, quando ancora sognava a occhi aperti di poter un giorno calcare quelle pedane. E il sogno, lentamente, ha preso forma. Anche grazie a un carattere orgoglioso e spavaldo, qualità che nello sport possono diventare risorse preziose. Soprattutto se incanalate in una determinazione e spinte da un talento innato. Si diceva dei genitori: dal padre ha preso la dote del salto, dalla madre la velocità. Un mix che lentamente si è rivelato letale.










