Il ministro dell’Interno sostiene di aver rafforzato gli strumenti per prevenire l’infiltrazione degli interessi mafiosi nella costruzione del Ponte sullo Stretto. Ma il procuratore nazionale antimafia non è d’accordo: servono più risorse per monitare un’opera di questo valore. È un serrato botta e risposta quello andato in onda tra Matteo Piantedosi e Giovanni Mellillo all’università di Messina. Il titolare del Viminale e il capo della procura di via Giulia hanno dibattuto durante un convegno sul crimine transnazionale, organizzato nella città siciliana dall’europarlamentare M5s Giuseppe Antoci, dal procuratore peloritano Antonio D’Amato e dalla rettrice dell’ateneo Giovanna Spatari.

Dopo aver discusso di armonizzazione dei sistemi penali europei, di criptovalute e dell’uso dell’intelligenza artificiale nelle indagini sul riciclaggio di denaro, una domanda ha riguardato anche i rischi connessi alla costruzione del Ponte sullo Stretto. “Non ci sfugge il rischio di infiltrazioni mafiose e non solo perché il ponte si fa in Sicilia e in Calabria, ma sarà una grande occasione per fare capire a tutti che l’Italia è in condizione di costruirlo senza cedere al pericolo che i lavori di realizzazione siano inquinati da interessi criminali”, ha sostenuto Piantedosi. “Il nostro Paese – ha continuato – ha rafforzato meccanismi preventivi sia a livello territoriale sia centrale, con strutture dedicate al presidio sugli appalti pubblici e non solo. Noi stiamo cercando di valorizzare un’esperienza ormai consolidata, che fa capo al ministero dell’Interno ma che si avvale dei contributi dell’autorità giudiziaria, delle forze di Polizia, della Procura nazionale antimafia che è presente all’interno del Ccasiip, cioè l’organismo che emana le linee di intervento in questi casi. C’è il grande tema di rendere tutto questo compatibile con le indagini giudiziarie, in qualche modo alcune procure si sono già mosse, la sfida è trovare un punto di equilibrio tra il voler preservare la bontà dell’opera e il dover intercettare ogni tentativo d’infiltrazione”.