Il fatturato dell'industria nautica italiana nel 2024 ha segnato il massimo storico a 8,6 miliardi di euro con una crescita del 3,2%. L'industria italiana, inoltre, si conferma prima al mondo nel settore dei superyacht con 572 unità in costruzione, pari al 50% del totale globale (così il Global Order Book 2024 di Showboats International). Un superyacht su due è made in Italy. Seguono la Turchia con 146 yacht in costruzione, i Paesi Bassi con 69 e il Regno Unito 81. Lo dicono i dati presentati a Genova da Confindustria Nautica , contenuti nella nuova edizione della “Nautica in cifre-log”, il report del settore realizzato dall'ufficio studi di Confindustria Nautica in partnership con Fondazione Edison che disegna il quadro in cui si aprirà domani, giovedì 18 settembre, nel capoluogo ligure il 65° Salone Nautico Internazionale. L'Italia, ancora, si è confermata anche nel 2024 il primo Paese esportatore. L'export delle imbarcazioni da diporto e sportive ha superato i 4,3 miliardi di euro in crescita del 7,5% sull'anno precedente (e del 405,8% da inizio 2000), con una quota di export della produzione nazionale attorno al 90%.
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Il panorama “La crescita è stata trainata dall'alto di gamma e dal segmento dei superyacht”, spiega Piero Formenti, il nuovo presidente di Confindustria Nautica. A registrare segno meno è invece la piccola nautica, con un calo di fatturato intorno al -10%. A pesare le incertezze sui dazi americani e i timori per le crisi internazionali. Ma a preoccupare anche il rallentamento dell'economia tedesca e, nello scenario dei prossimi mesi, le incertezze della situazione in Francia. "Le difficoltà di questo segmento derivano da una combinazione di fattori, fra cui l'interferenza in alcuni mercati di elevati stock di unità da diporto, le crescenti tensioni geopolitiche, il calo della consumer confidence, unitamente a un regime normativo nazionale ancora troppo burocratizzato”, spiega ancora Formenti. “Sulla base del sentiment dei principali operatori italiani, le cause della sofferenza della piccola industria nautica, unite agli effetti dell'incertezza commerciale dei dazi americani, potrebbero determinare un rallentamento del comparto a livello globale anche nel 2025”, sottolinea Stefano Pagani Isnardi, direttore dell'Ufficio Studi Confindustria Nautica. "Gli imprenditori si aspettano, però, una ripresa già nel biennio 2026/2027: i prodromi di questa inversione di tendenza potrebbero già essere visibili dalle performance del nostro Salone Nautico, dove i nuovi modelli e una forte attenzione alle nuove richieste e tendenze del mercato potrebbero innescare una rinnovata fiducia nel comparto da parte degli armatori”. Nel dettaglio Il fatturato complessivo (8,6 miliardi di euro) del settore ha avuto come destinazione il mercato domestico per 2,55 miliardi di euro (pari al 29,7%) e i mercati esteri per 6,05 miliardi di euro (pari al 70,3%). L’87,8% del fatturato complessivo è stato realizzato dalla produzione nazionale che è stata pari a 7,55 miliardi di euro e l’internazionalizzazione del settore risulta evidente dalla quota destinata all’export pari al 78% (5,90 miliardi). Gli addetti effettivi hanno raggiunto le 31.480 unità (+2,6%) e il contributo al PIL è salito a 7,40 miliardi di euro (3,37‰ del PIL nazionale). Fra i principali driver della performance 2024, va segnalato il ruolo della cantieristica: il segmento della costruzione di nuove unità ha raggiunto i 5,4 miliardi di euro; l’89% della produzione nazionale della cantieristica italiana è stata collocata sui mercati esteri.










