L'INTERVISTA
Cresce ancora il settore della nautica, nonostante il freno dei dazi e la crisi geopolitica internazionale. Dopo gli anni a doppia cifra post pandemia, l'Italia è ancora nella top tre del mercato mondial, restando il primo paese esportatore, rappresentato il 25% dell'export mondiale. "Parliamo di un valore della produzione che raggiunge per la componente industriale della Nautica italiana 8,6 miliardi di euro", sottolinea il direttore Studi Confindustria Nautica. Il Made in Italy è sempre più ricercato nel mercato internazionale e proprio per mantenere l’indotto alto anche per il prossimo biennio, il comparto guarda sempre più ai nuovi mercati emergenti, come illustrato da Stefano Pagani Isnardi. “C'è un grande interesse nel Medio Oriente, nell'Asia Pacific: è ovvio che i mercati tradizionali, quello europeo e quello nord americano sono quelli che portano la gran parte del fatturato e delle vendite, ma in un contesto di scenari internazionali sempre più complessi - vediamo anche cosa è successo nella crisi commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti con i dazi - è obbligatorio per gli imprenditori che hanno delle aziende internazionalizzate andare a scovare nuovi mercati che potranno dare grandi soddisfazioni nel potenziale per i prossimi 5-10 anni. Si guarda quindi al Sud America, al Medio Oriente, uno fra tutti l'Arabia Saudita, oppure tutti i paesi che stanno sviluppando i sistemi di turismo nautico nell'area del Pacifico, quindi dall'Indonesia al Vietnam, tutta una serie di posti dove c'è la condizione perfetta per poter navigare e dove però manca ancora una cultura nautica, che è necessario creare per assistere a un nuovo boost di acquisti”.










