Sarebbero problemi legati a idee diverse sulla comunicazione ad aver spinto alcuni attivisti legati alla Global Sumud Flotilla, a cominciare dall’attivista ambientale Greta Thunberg, a decidere di lasciare la missione che intende portare alcuni aiuti a Gaza rompendo il blocco israeliano sulla Striscia. Da domenica, l’attivista svedese non figura più nel comitato direttivo che gestisce le decine di barche con destinazione Gaza ma, ha spiegato lei stessa, resta come attivista e nell’organizzazione dell’evento.
Io, giornalista a bordo cacciata da Flotilla
Secondo diverse fonti, Greta avrebbe mostrato insoddisfazione per il modo di comunicare l’evento che, a suo dire, è più focalizzato a questioni interne della flotilla che a quanto stia avvenendo a Gaza. Motivi di comunicazione che hanno spinto anche un altro attivista, il giornalista e influencer Yusuf Omar, a lasciare, come ha raccontato sui social egli stesso, per divergenze nella strategia comunicativa.
Per molti, il problema risiede nel fatto che fino ad ora si sia puntata l’attenzione più sui singoli partecipanti che sull’obiettivo della missione. In tanti hanno anche criticato il modo con il quale è stata gestita la questione dei due presunti attacchi con drone nei confronti delle imbarcazioni, con una enfasi che, considerando la pochezza di informazioni non verificate, potrebbe aver danneggiato la comunicazione e la credibilità della missione. Attacco avvenuto proprio sulla Family Boat, l’ammiraglia della flotilla che fa rotta verso Gaza, sulla quale era imbarcata Greta e dalla quale domenica è sbarcata per salire a bordo dell’Alma, un’altra imbarcazione che veleggia verso Gaza.









