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Nel 1969 Robert Redford, il grande attore morto martedì a 89 anni, acquistò un terreno molto grande tra le montagne Wasatch nello Utah, e ci fece costruire il suo Sundance Resort. Scelse di chiamare la sua tenuta come il cowboy che interpretava in Butch Cassidy, il film uscito quello stesso anno che insieme a A piedi nudi nel parco aveva lanciato la sua carriera a Hollywood. Nella versione italiana fu tenuto solo il nome dell’altro protagonista, interpretato da Paul Newman, ma in originale quel film si chiamava Butch Cassidy and the Sundance Kid.
L’idea iniziale su cosa costruire in quell’angolo dello Utah era vaga: prima doveva essere proprio un resort sciistico, ma non andò bene. Poi maturò l’idea di farne un luogo legato all’arte e alla sperimentazione creativa. Soltanto nove anni dopo, nel 1978, Redford si associò a un festival locale chiamato U.S. Film Festival, fatto più che altro di retrospettive, un evento che dalla sua seconda edizione si teneva nel piccolo centro sciistico di Park City.
Lo nominarono presidente del consiglio di amministrazione, ma in realtà all’inizio Redford non aveva molto a che fare con la manifestazione. La ragione principale del suo coinvolgimento era che sua moglie era la cugina del direttore, e fece un po’ di pressione. Redford si limitò a presenziare alle prime edizioni e a dare una mano ogni anno attirando qualche grande nome del cinema americano suo amico. Il posizionamento del festival nella stagione invernale era pensato per attirare almeno chi era lì per sciare.










