Isuoi personaggi sono scolpiti nella storia del cinema e nella memoria di tre o quattro generazioni, dal golden boy di “Come eravamo” accanto a Barbra Streisand al fuorilegge giocoso di “Butch Cassidy” e della “Stangata” accanto a Paul Newman , dal romanticismo del “Grande Gatsby” all’adrenalina di “I tre giorni del condor”, fino al duetto di “Tutti gli uomini del presidente” con Dustin Hoffman sul Watergate e a “La mia Africa” con Meryl Streep.

Eppure Robert Redford, storico attore e regista morto martedì mattina presto nella sua casa nello Utah a 89 anni, non aveva mai avuto l’Oscar come miglior attore. Nel 1981 aveva vinto la statuetta come regista per il dramma familiare Gente comune. Ha ricevuto poi una «statuetta» alla carriera nel 2017. Due anni dopo a Entertainment Weekly, in occasione del suo ultimo film “The Old Man & The Gun”, (subito dopo avrebbe fatto ancora un cameo per “Avengers Endgame” ) aveva annunciato di essere arrivato al capolinea: «Vado in pensione, perchè faccio questo lavoro da quando avevo 21 anni».

Robert Redford e Paul Newman e quell’incrocio di sguardi sul set di “Butch Cassidy”

Era nato a Santa Monica, il 18 agosto 1936, da una famiglia modesta, mamma casalinga morta a soli 41 anni e papà contabile della Standard Oil di origine irlandese. Il padre appena nato, secondo un'usanza Sioux, lo avrebbe portato a bagnarsi nell'acqua dell'oceano, senza provocare in lui alcun pianto. Ottimo segno per la cultura pellerossa. "Pare che mi sia messo addirittura a ridere", raccontava Redford. La recitazione e il cinema non sono stati il primo amore. Adolescente inquieto, studente mediocre e buon giocatore di baseball, quando venne cacciato dalla squadra universitaria per il troppo bere tento’ la strada della pittura. Con i guadagni di una stagione di lavoro a Los Angeles riuscì a pagarsi un passaggio per la Francia su una nave da carico. Nella capitale francese dipingeva, poi si sposto’ in Italia, a Firenze, dove alcune delusioni e un generale stato di depressione lo costrinsero a tornare negli Stati Uniti. Rientrato a casa conobbe Lola Van Vagenen, sua moglie per quasi trent'anni e che gli diede quattro figli, uno morto bambino e l’altro qualche anno fa di tumore. Attualmente viveva nel suo ranch a Santa Fe (Nuovo Messico) con la seconda moglie, l’artista tedesca Sibylle Szaggars.