Sulle montagne dello Utah, dove la strada si restringe attraversando un canyon di rocce rosse, tra pini profumati di resina, Robert Redford, divo di Hollywood scomparso il 16 settembre 2025 all’età di 89 anni, iniziò a costruire, a partire dai primi anni Sessanta, il suo ranch, acquistando poco alla volta i terreni circostanti fino a trasformarli in un’ampia tenuta alimentata da pannelli solari. Aveva scelto di vivere qui insieme alla famiglia, dedicandosi anche alla raccolta dell’acqua piovana, all’agricoltura sostenibile e al compostaggio domestico. Una casa diventata per lui un laboratorio di vita, in cui concretizzare la cura per il Pianeta.

Così Redford volle il Sundance Film Festival: "Bizzarro, nella neve, senza red carpet né business"

Film che raccontano la crisi del clima

Non a caso, nel 1981, l’attore di origini californiane scelse proprio questo luogo come sede del Sundance Institute, centro culturale creato per sostenere il cinema indipendente e offrire ai registi un luogo di formazione e sperimentazione. Nel medesimo anno lui stesso produsse "The Solar Film”, cortometraggio candidato all’Oscar che mostra i vantaggi dell’energia solare rispetto ai combustibili fossili.

Dall’idea dell’Istituto nacque, nel 2005, il Redford Center, organizzazione non profit fondata insieme al figlio James e mirata a finanziare documentari sui temi ambientali, con l’obiettivo di rendere il grande schermo uno strumento di divulgazione e sensibilizzazione, in grado di trasformare dati e report scientifici in storie accessibili al pubblico. A testimonianza di questo impegno, il Centro ha sostenuto nel tempo decine di pellicole che hanno raccontato la crisi climatica, le sfide delle comunità locali, i rischi delle trivellazioni.